Commercio 

Anche Ascom contro la legge del Commercio della Regione

De Ferrari snobba le osservazioni delle associazioni. Il vice presidente Oscar Cattaneo: <Prenderemo le iniziative idonee a tutela della categoria che rappresentiamo>

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di Monica Di Carlo

No, nemmeno Ascom ha digerito la nuova legge del commercio della Regione, licenziata ieri dalla giunta e che sarà presto sottoposta al consiglio. In via Cesarea lo dicono chiaro e tondo: <Abbiamo preso visione della proposte dalla Regione, ma non ci sembra che abbiano tenuto in conto queste valutazioni espresse dalla nostra associazione e pertanto, nei prossimi giorni, attiveremo iniziative idonee per tutelare le categorie che rappresentiamo>.
E non era difficile intuirlo che la Regione avesse fatto spallucce di fronte ai problemi messi in luce dalla categoria: i pallini verdi sulla mappa dei siti possibili a Genova la dicono lunga. Sono 8.
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A questi si aggiungono i 3 pallini gialli, i centri realizzabili solo mettendo in sicurezza il territorio e impostando misure di sicurezza. In totale si parla, quindi di undici nuovi centri commerciali oltre i 1500 metri quadrati che in un’area come quella di Genova, secondo Ascom, sarebbero deflagranti, capaci di far tirar giù tutte o quasi le saracinesche dei negozi tradizionali, un patrimonio di vivibilità, animazione e sicurezza dei quartieri. Anche  mercati verrebbero stritolati.
<Riteniamo la pluralità delle forme distributive e commerciali un elemento fondamentale a garanzia della libera concorrenza che è fattore essenziale per lo sviluppo di un mercato sano ed equilibrato – attacca il vice presidente Cattaneo -. La progettazione e l’analisi di qualunque tipo di eventuale insediamento deve tuttavia partire da alcuni punti fermi: l’esigenza di arricchire il territorio e non avere un impatto negativo sulla rete distributiva esistente del commercio di vicinato e dei mercati rionali; l’impatto urbanistico e sulla viabilità delle strutture rispetto alle caratteristiche del contesto; l’aspetto occupazionale è il terzo cardine su cui chiediamo grande attenzione>.
Un bel modo per dire che tutte queste cose non sono state fatte. Cattaneo ci tiene a sottolineare che la posizione di Ascom non vuole tutelare questo o quel marchio: <Siamo per la pluralità delle forme di vendita e anche dei marchi, ma il guaio – dice – è che qui non si va a sostituire un marchio all’altro, ma si aprono nuovi punti vendita>. In una rete commerciale che secondo l’associazione di categoria è già satura. Inoltre, sottolinea il voce presidente Ascom, se è vero, come dicono le statistiche, che a ogni posto di lavoro guadagnato nella Gdo, grande distribuzione organizzata, se ne perdono quasi tre nel commercio tradizionale, si può capire quale sia la proporzione del disastro prossimo futuro anche sotto il profilo dell’occupazione.
C’è un altro punto su cui Ascom batte: <Nelle scelte fatte – prosegue Cattaneo – non si è tenuto in alcun conto il profilo viabilistico>. I centri commerciali, infatti, spostano grandi flussi di traffico, basti pensare alle code del fine settimana a Ikea. <Occorrono valutazioni di impatto viabilistico, servono studi accurati – prosegue il portavoce dell’associazione -. Ci sono luoghi “ammessi” che sono totalmente inidonei sotto il punto di vista del traffico che si andrebbe a creare>.
Poi, conclude Cattaneo, <qui non si parla di “qualche apertura”, ma del raddoppio della rete>, con una inversione di tendenza totale rispetto a quanto sempre attuato da ogni giunta regionale, di destra e di sinistra che fosse, un atteggiamento rispettoso del territorio, che andava a tutelare il valore commercio tradizionale. Valore che, evidentemente, questa giunta mette in secondo piano rispetto alla pluralità dei marchi della grande distribuzione a tutti i costi.36
Certo è che le associazioni di categoria dei commercianti stanno mettendo in moto la macchina del dissenso che, a meno di un anno dalle prossime elezioni comunali, potrebbe essere per la compagine di giunta un bel problema, soprattutto se lo scontro testa a testa dovesse essere col M5S, tradizionalmente attento alla piccola impresa e al commercio tradizionale.
E, infatti, ecco il comunicato del Movimento: <Dalla Giunta Toti l’ennesimo regalo alla grande distribuzione organizzata che metterà in ginocchio negozi, quartieri, piccoli commercianti e imprese locali in Liguria> dice il consigliere regionale Marco De Ferrari commentanto la legge preparata dalla giunta Toti e che tra poco sarà sottoposta al giudizio dell’assemblea legislativa regionale. <Rixi e Toti hanno dato il via libera a 15 nuovi grandi insediamenti commerciali da Ventimiglia a La Spezia, passando per Esselunga a Genova, più altri 3 centri commerciali in stand by – dice De Ferrari. Si è scelto di aprire la porta a una nuova ondata di ipermercati e centri commerciali che condannerà a morte la piccola distribuzione. L’unica via percorribile è la filiera corta a chilometro zero, per rilanciare un commercio di prossimità che si traduce in occupazione sostenibile, riqualificazione dei quartieri, tutela della qualità dei prodotti, salute e diritti dei lavoratori. Invece di continuare a spingere su un modello di sviluppo economico insostenibile e fallimentare – prosegue il portavoce pentastellato – Toti e Rixi restituiscano fiato e ossigeno alle piccole e medie imprese, defiscalizzando e incentivando le startup virtuose>.

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